Dati sull’inflazione e Fed: meno importanti per i mercati

E’ difficile da credere ma forse quest’anno possiamo iniziare a preoccuparci un po’ meno della Fed e dei dati sull’inflazione.

Ciò si deduce in modo chiaro dalle reazioni dei mercati ai discorsi più recenti dei funzionari della Fed e al rilascio dei dati sull’inflazione dei prezzi al consumo di dicembre. I movimenti sono stati inferiori rispetto a quelli relativi ai primi rapporti degli utili aziendali del quarto trimestre.

A conferma di ciò possiamo vedere qui sotto un grafico di Bank of America che mostra come stanno cambiando le reazioni del mercato azionario all’inflazione e alla Fed.

grafico di bank of america

Dal grafico risulta evidente come le reazioni ai meeting FOMC e all’inflazione stiano diventando sempre più piccole.

Per dirla in un altro modo, si ritiene che i dati delle ultime settimane abbiano migliorato le possibilità di un “atterraggio morbido“, ovvero la condizione in cui l’economia statunitense si raffredda senza cadere in una recessione.

Infatti, gli Stati Uniti potrebbero evitare la recessione poiché alcuni dati sull’attività economica fanno ben sperare. Basti pensare al PIL cresciuto del 2,6% (annualizzato) nel terzo trimestre. Nel mese di novembre, inoltre, il Paese ha aggiunto 261.000 posti di lavoro.

Un esito così favorevole fa ovviamente parte dello scenario migliore ed è considerato plausibile grazie ai forti dati sull’occupazione e al calo dell’inflazione delle ultime settimane. 

Gli utili aziendali diventano più importanti dei dati sull’inflazione

Le aspettative sui profitti delle aziende ora come ora rappresentano probabilmente il singolo indicatore contrario al crescente ottimismo dei mercati. Le stime degli analisti stanno scendendo a un ritmo che nella storia recente ha sempre anticipato una recessione. Proprio per queste ragioni bisogna porre particolare attenzione a questo indicatore. 

progression of consensus

Gli investitori staranno attenti ai rapporti delle aziende e alle parole dei dirigenti nelle prossime settimane. Tutto ciò conterà più di qualsiasi “Fedspeak”, cioè di qualsiasi dichiarazione prolissa e vaga fatta dal presidente del consiglio della Federal Reserve. 

Aspettative basse sono più facili da battere, gettando potenzialmente le basi per un un rialzo del mercato. Lo stesso pattern è stato osservato nelle due stagioni degli utili precedenti, che si sono svolte in contemporanea con il rally del mercato azionario.

C’è fiducia nel rallentamento dell’inflazione

Un assunto fondamentale a livello economico è che una minore incertezza macroeconomica porta ad una minore volatilità. Ciò è particolarmente evidente nel comportamento del VIX. L’indice ampiamente seguito della volatilità dell’S&P 500 è sceso a un livello che non si vedeva dalla prima settimana del 2022, prima che la paura dell’inflazione iniziasse a diffondersi. 

indice volatilità s&p 500

Anche la volatilità del mercato obbligazionario si è stabilizzata al di sotto dei suoi massimi, ma rimane comunque più alta rispetto a 12 mesi fa. 

Senza dubbio, l’ultimo rapporto sull’indice dei prezzi al consumo è stato così incoraggiante che ha aperto la porta alla Federal Reserve per interrompere l’aumento dei tassi dopo marzo e forse prendere in considerazione tagli nella seconda metà dell’anno nel caso in cui l’economia dovesse precipitare.

Chiaramente, nessuno può dire con certezza se i progressi saranno sostenuti e se l’atterraggio morbido della Fed si verificherà veramente. Non ci resta che vedere cosa accadrà nei prossimi mesi e se la recessione potrà davvero essere evitata.

 

Flavio Leone

Author Flavio Leone

Copywriter e ghostwriter professionista su https://leoneflavio.it/

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