L’Italia e il rischio default

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La Banca centrale europea ha da poco iniziato ad aumentare i tassi d’interesse eppure si parla già di rischio default dell’Italia.

Il debito pubblico italiano è alle stelle, soprattutto se paragonato al prodotto interno lordo.

L’attuale clima economico, l’inflazione record e l’incertezza politica hanno portato il mercato a scommettere sull’insolvenza dell’Italia.

I mercati pensano che l’Italia sia a rischio default

Il debito pubblico italiano a giugno ha raggiunto un nuovo record, attestandosi a 2.766 miliardi di euro. La stima di luglio prevede un aumento a 2,774 miliardi.

Il debito di un paese, di per sé, non rappresenta una minaccia. Per capire se il debito debba essere considerato preoccupante o meno, deve essere paragonato al PIL. 

La misura migliore del rischio default di un paese è il rapporto debito/PIL. In Italia questo rapporto supera il 150% e indica una situazione tutt’altro che rosea.

(Il rapporto debito/PIL dell’Italia si trova al 150,8%)

Le difficoltà dell’Italia a far fronte ai propri pagamenti sono state aggravate dalla guerra in Ucraina che, oltre a determinare un aumento generalizzato dei prezzi dell’energia, ha comportato la riduzione delle forniture di gas al paese.

La misura del mercato per il rischio default dell’Italia

L’indicatore di mercato più osservato per valutare la capacità dell’Italia di pagare i propri debiti è lo spread BTP-Bund, ovvero la differenza tra il rendimento delle obbligazioni italiane a 10 anni e i Bund tedeschi con la stessa scadenza. 

Il differenziale di rendimento è di nuovo vicino al massimo di giugno, quando il consiglio direttivo della BCE ha deciso di convocare una riunione di emergenza per discutere i rischi dei paesi più indebitati dell’Eurozona.

In quel momento la BCE aveva la necessità di uscire fuori con qualcosa che tranquillizzasse i mercati. Alla fine della riunione, la presidente Lagarde ha annunciato un nuovo strumento “anti-crisi” senza fornire molte indicazioni sul suo funzionamento. 

Alla riunione di luglio, la BCE ha dato un nome a questo strumento: Transmissions Protection Instrument (TPI). 

Secondo la Lagarde, il TPI dovrebbe garantire la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’Euro Area. Si tratta in pratica di uno schema di acquisto di obbligazioni non soggetto a limitazioni che può essere utilizzato per contrastare l’allargamento degli spread dei “paesi periferici”.

Le obbligazioni italiane

Dopo l’aumento dei tassi della BCE di 75 punti base, il rendimento delle obbligazioni italiane a 10 anni ha superato il 4% per la prima volta da metà giugno.

Generalmente, questo livello è considerato preoccupante per chi valuta il rischio default dell’Italia.

La rinnovata instabilità politica italiana ha contribuito al sell-off delle obbligazioni. In aggiunta, le prospettiva di crescita sono peggiorate. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia italiana dovrà affrontare una contrazione del 5% quest’anno, principalmente a causa della guerra tra Russia e Ucraina.

Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo è salito all’8,4% su base annua, un valore che non si registrava da dicembre 1985.

Ci si aspetta che i mercati continueranno a spingere i rendimenti italiani in alto, soprattutto per capire dove si trova il livello di tolleranza della BCE.

In passato, gli analisti hanno considerato l’area 250-300 bps dello spread BTP-Bund come una “danger zone”. Con una banca centrale aggressiva, è probabile che lo spread raggiunga quest’area nei prossimi mesi.

La scommessa del mercato sul default dell’Italia

Alla fine di agosto, gli hedge fund hanno accumulato scommesse short per un totale di 37 miliardi di dollari contro il debito italiano, raggiungendo il livello ribassista più alto dal 2008.

Le preoccupazioni per il rischio default dell’Italia emergono anche dal mercato dei credit default swap.

Il grafico sottostante mostra la differenza tra il vecchio e il nuovo contratto CDS dell’Italia. Entrambi servono per coprirsi da un possibile default del governo italiano.

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