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Hai sentito parlare di tassa sugli extraprofitti delle banche e vuoi saperne di più? In questo articolo ti spiegheremo cosa sta accadendo in questo momento.

Quest’anno verrà applicata una tassa del 40% sugli “extraprofitti” realizzati dalle banche.

Le banche operano sempre con un certo margine a loro favore. Ma lo spread tra quello che chiedono per i mutui e quello che pagano ai risparmiatori si è notevolmente ampliato nell’ultimo anno. I costi di prestito tendono a muoversi di pari passo con i tassi del mercato all’ingrosso, mentre i tassi sui depositi si muovono con un ritardo.

In questo articolo ti spieghiamo cos’è la tassa sugli extra profitti delle banche e quali potrebbero essere le possibili conseguenze. In meno di 2 minuti avrai una visione chiara su questa tematica.

Cos’è la tassa sugli extraprofitti?

Si tratta di una tassa particolare che viene applicata a un gruppo di aziende o a un settore, in questo caso quello finanziario, che sta beneficiando di guadagni estremamente alti da una situazione straordinaria. 

Nel primo trimestre 2023, le cinque banche più grandi d’Italia hanno visto i loro profitti aumentare in media del 75% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, principalmente grazie all’aumento dei tassi. La Banca centrale europea ha alzato il suo tasso ufficiale di 4,25 punti percentuali negli ultimi 13 mesi.

Il governo ha deciso di usare come base imponibile l’aumento del margine di interesse registrato dalle banche rispetto al 2021. Questo margine è dato dalla differenza tra i tassi di interesse che le banche chiedono per i prestiti, e quelli che vengono pagati dalla banca per i conti di deposito o i conti corrente.

Le banche che hanno aumentato la remunerazione dei tassi di interessi attivi (quelli che pagano ai risparmiatori) non dovrebbero subire un impatto significativo dalla tassa sugli extraprofitti. L’importo della tassa non potrà comunque superare lo 0,1% degli asset totali di ciascuna banca. 

Quali sono i vantaggi?

Il principale vantaggio della tassa speciale è l’aumento del gettito per lo Stato. Il governo stima che le entrate dovrebbero ammontare a circa 3 miliardi di euro

La motivazione di questa presa fiscale è aiutare le famiglie colpite dall’aumento dei tassi di interesse. Si è parlato anche di un taglio del cuneo fiscale ma ancora nulla è certo in merito a questo.

Le possibili conseguenze della tassa sugli extraprofitti

Le banche italiane sono le maggiori detentrici del debito del paese, quindi il rapporto tra lo Stato e il settore finanziario è di fondamentale importanza per evitare il ripetersi di una crisi del debito sovrano europeo. 

Mentre le banche italiane godono di una salute molto migliore dopo le riforme seguite alla crisi dell’euro, molte di loro sono appena tornate ad essere profittevoli. L’imposta straordinaria riduce la redditività delle banche e rischia di mettere in pericolo la stabilità delle più deboli.

La mossa è un grande disincentivo per gli investitori. Ti spieghiamo subito il perché di questo…

I dividendi bancari erano già fortemente limitati dalla regolamentazione della BCE. Lo scorso martedì, dopo l’approvazione della tassa sugli extraprofitti, il valore di mercato delle banche italiane è sceso di oltre 10 miliardi di euro. Questo non è un fattore da sottovalutare di certo.

C’è poi il rischio che gli istituti di credito scaricheranno sui clienti il costo della nuova tassa, attraverso un aumento dei tassi applicati ai nuovi mutui e maggiori commissioni sui conti correnti e sugli altri servizi. 

Inoltre, i prelievi aggiunti eroderanno il capitale proprio delle banche, fondamentale per assorbire le perdite durante una crisi e fare in modo che continuino a prestare. L’erosione delle loro riserve di capitale potrebbe mettere a rischio la resilienza dell’intera economia.

Non ci resta che vedere cosa accadrà nelle prossime settimane.

Flavio Leone

Author Flavio Leone

Copywriter e ghostwriter professionista su https://leoneflavio.it/

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